Alan Elettronico: Electric Mind (name-your-price digital only)

Name-your-price on Bandcamp

Categories: ,

Product Description

1. What Am I?
2. VideoGirl
3. Love Like A Chain
4. Space Beyond
5. This Ain’t Love
6. Electric Dream
7. Diva
8. Make It One


For fans of: Daft Punk, Kraftwerk, Vangelis, Lipps Inc
Genres: Italo Space Disco, Synthwave, Retrowave


Electric Mind is a dualistic journey from Italian synthesist Alan Elettronico. It first brings the listener on a space odyssey through unknown galaxies, an interstellar voyage on retro-futuristic spaceships with odd shapes and almost-sentient robotic companions questioning the meaning of life. Second it’s a journey in the past, a philological reconstruction of the sound of the future as conceived in the golden years of space disco (1977-1980). Much like Daft Punk’s Random Access Memories, Electric Mind is an uptempo digital incursion into the analog era, a sound that triggers body memories for those who danced to those cosmic beats and airy melodies. Elettronico uses the suggestions of artists like Moroder, Vangelis, La Bionda or Lipps. Inc to build the pulsing soundtrack of an imaginary space saga that would easily fit within the 70’s series Battlestar Galactica or film The Black Hole.


Elettronico explains, “The thread beneath the surface of Electric Mind is autism. Those of us with Asperger’s sometimes have great emotional distress in understanding the world like others do. I started making electronic music because it pleased my sense of geometrical perfection. Thus my obsession with Kraftwerk, to whom I owe the use of synthetized voices. Each song I make is represented in my mind like a geometrical solid shape: What I am reminds me of a sphere, ‘Electric Dream’ a pyramid, and so on. The lyrics, even if minimal, do have connection with autism.”


“Aspies are often said to act like ‘robots’ as we lack emotional interaction; in the opening song I say ‘I ain’t a robot, so what am I?’ ‘Electric Dream’ has a reference to ‘Together in electric dreams’ by Moroder and Oakley, but musically it is more inspired by Tangerine Dream. Its lyrics concern brain activity; dreams are electricity in neurons. ‘Love like a chain’ was born experimenting with vocals and was inspired by Kraftwerk’s ‘Musique non stop:’ a minimal danceable song relying on robotic vocals. ‘Make it One’ is inspired by some kind of lounge music; I sometimes listen to old stubs and find a way to finish them weeks or months later. After a vacation by the Adriatic Sea, I found this piece depicted well the sensation of a road trip by the seaside. ‘This ain’t love’ is directly inspired by Daft Punk mimicking late-70s disco: the lyrics don’t have a particular meaning this time, I only thought they sounded fine on the music. Being a huge fan of manga and anime, ‘VideoGirl’ is inspired by the anime ‘Videogirl Ai’ by Masakazu Katsura. It’s the story of a boy who falls in love with a magical girl who comes out of a videotape. This makes the song absolutely synthwave. ‘Space Beyond’ is both an homage to ‘Space’ by French band Space and ‘I wanna be your lover’ by Italian duo La Bionda — genuinely space disco. ‘Diva’ is again inspired to Daft Punk, but this time the harsh sounds of the album Human After All.”


“As you can see, the sources of inspiration are very defined. This is why people in their 50s/60s tell me the music deeply threw them back on a crowded dance floor with glitter balls and strobe lights, weird hairdos and tight outfits. To achieve this total immersion in the past, I used sound libraries ports from instruments of the period: TR 606, 808 and 909, Linn Drums, Yamaha and Casio synths, very ‘classic’ sounds. The deep reference to space disco and Italo disco put the album in the niche of synthwave and retrowave, with ‘What Am I’ and ‘VideoGirl’ being the most suitable. ‘What am I’ in fact has been included in 21 synthwave playlists so far. The most successful song has been ‘Love Like a Chain’ which is getting included also in techno playlists.”


ARTIST BIO


Alan Elettronico is an Italian composer and writer. He began creating music in 1998 as a keyboardist in electronic duo Subway Sleep, with the albums Introruption and Guillaume, the latter being a drone/ambient/noise concept album about the radio and Guglielmo Marconi. In 2006 Elettronico took part in the experimental media platform FLUX created by MTV Europe. Forming the band Oem Quartet with dubstep musician Kurosan, he released the album Unus for independent label Inv3rno. Later that year, their song “Organic Matter” won a contest to gain entry in the international electronic festival “Interferenze,” where they performed the whole album and new songs from the project Plant. In 2007 Elettronico started his career as a poet while working as a literature teacher. In 2018 he won the special prize of the jury for poetry at BIL with his book Aleph. In 2021 he is back to music with the debut solo album Electric Mind for Projekt Records.

Projekt release: June 22, 2021

love it, share it

pinterest google

Reviews

  1. padmin

    From System Failure

    “What am I”: inizia tutto con questo refrain electro magnetico e tastiere tanto mentali, ambient. Poi parte la ritmica in doppio colpo e arpeggiatore/synth basso abbastanza marziale. Poi bridge che porta suoni abbastanza lievi, bambineschi. Poi riparte la tastiera d’esordio. Il tutto risulta sia ambient che synthwave: tutto rigorosamente anni ’80. Non mancano spoken electro. “Videogirl” offre altro arpeggiatore con questi refrain di contorno che arricchiscono il tema portante. Ancora la tastiera del pezzo precedente: infatti i due pezzi sembrano complementari. Aria sci-fi senza dubbio nella musica di Alan Elettronico, un degno rappresentante dell’attuale scena electro indipendente in Italia. Qua e là è facile pensare a Vangelis per alcune spirali sonore.

    Poi passiamo a “Love like a chain” con queste suggestioni orientaleggianti che si affiancano a quelle fantascientifiche. La cassa dritta ci fa pulsare il cuore e il solito arpeggiatore marcato ci rapisce, catalizza tanto la nostra attenzione. “Space beyond” offre questo esordio tanto evocativo. Siamo nello spazio profondo ed arrivano epifanie sonore stupefacenti. Stupendo come si fondono i delay, alcuni suoni distorti e la ritmica. Splendido pezzo surreal onirico “Space beyond” con questo stacco tanto indovinato. Il migliore fino ad adesso a mio parere grazie all’eccelso songwriting. “This Ain’t Love” ci fa proseguire in questa dimensione aliena con altri “spoken”. Qui il beat è fenomentale, un beat tra trip hop e downtempo, un beat tosto davvero con qualche suggestione sonora alla Depeche Mode.

    “Electric dream” con altri arpeggiatori tanto sci-fi ci porta ancora lontano, nell’oltre, in un wormhole sonoro formidabile con questo beat e basso che risultano tanto pungenti con alcuni refrain d’ambiente che arricchiscono il tutto e lo rendono straordinario. “Diva” presenta ancora impressioni sonore evocative oltre a questa ritmica tanto sci-fi, tanto solida. I refrain ripetitivi scatenano tanto appeal mentre gli stacchi con basso quasi predominante ci portano la mente in una caverna sonora dove l’oscurità a tratti è “frammentata” da bagliori sonori. “Make it one” conclude il tutto con il solito synth basso che “detta legge” oltre alla cassa imponente.

    Alan Elettronico con Electric Mind mi ha impressionato non poco: con non molti suoni ha generato un prodotto musicale degno di nota. Grande produzione sonora e sound design, non c’è che dire. Inoltre annoveriamo tanto appeal ed un indovinato songwriting. Il synthwave di Alan Elettronico è per gli amanti del genere come pure per i non amanti: la sua musica è tanto figa e mentale che secondo noi possiede il potere di attrarre anche qualche distratto ascoltatore che si troverà come catapultato in una dimensione sonora “inconcepibile”, dimensione sonora nella quale fare un full dive sbalorditivo ed indimenticabile…. -Redazione

  2. padmin

    From Audiofollia

    Salve audiofolli, come potete vedere dalle migliaia di recensioni presenti in questo portale, di “musica elettronica”, ne abbiamo macinata parecchia e quindi le nostre orecchie sono inevitabilmente molto esigenti, sempre alla ricerca di opere che possano sorprenderci ed appassionare. Electric Mind è una di queste: ciò che trasuda dalle tracce è passione, dedizione, divertimento dell’intelligenza, ricerca. Procediamo con un track by track, come di consuetudine.

    What Am I?, la prima traccia dell’album è inevitabilmente già dal titolo emblematicamente esistenziale. Il sound è smaccatamente anni Ottanta e questo in qualche modo va a sottolineare l’identità dell’autore, i propri ascolti della propria adolescenza, così come un vero e proprio manifesto d’intenti a livello stilistico.

    VideoGirl risulta essere più minimale, ma allo stesso tempo estremamente incisiva con delle frasi melodiche ostinate che rimangono scolpite nella mente.
    I suoni sono caldissimi, saturati, proprio dal gusto tipico analogico che ci piace tanto.

    Love Like a Chain rispolvera sonorità ancora più vintage, dove di proposito vi è una quantizzazione alterata degli elementi con dei destabilizzanti “fuori tempo” che “duettano” con i sequencer che invece vantano geometrie impeccabili. I vocoder sono quelli tipici dei Kraftwerk, dei Daft Punk, ma assolutamente non manieristici, vi è un’apprezzabilissima ricerca stilistica assolutamente personale in ogni singolo elemento.

    Space Beyond esordisce un synth dal portamento accentuato, il suono ricorda molto “Fade to Grey” di Visage (1980), accompagnato poi da uno spiazzante silenzio e dalla ripetizione del suono stesso. Per tutta la traccia vi è uno svolgimento assolutamente logico e graduale. Interessanti intrecci tra pad e synth con bagnatissimi riverberi e delay. Cassa, rullante e clap ci riportano indietro nei decenni passati e una lacrimuccia di nostalgia solca i volti di chi quegli anni li ha vissuti.

    This Ain’t Love ascoltiamo questa cassa in quattro molto moderna in realtà, il viaggio musicale è infatti non solo verso il passato, ma allo stesso tempo anche verso il presente e il futuro. Come ci insegnano acclamate teorie, queste tre “dimensioni” in realtà coesistono, è solo la nostra mente che fa fatica a percepire concretamente questi concetti.

    Electric Dream mi ricorda subito (a livello concettuale) una serie tv uscita su Prime nel 2017…”sogni elettrici”, “Philip K. Dick’s Electric Dreams” , questo è il titolo esatto. Quando l’elettronica sa descrivere perfettamente il mondo onirico. I viaggi nel tempo con queste tracce avvengono verso ogni direzione e appagano il nostro ascetismo musicale.

    Diva ci colpisce particolarmente per gli intrecci vocali molto ricercati a livello di sound design. Le voci si trasformano in strumenti musicali estremamente espressivi, con colori cangianti, sempre nuovi e convincenti.

    Make It One gioca armonicamente e ritmicamente con grande maestria. Si chiude in bellezza questo album che ci ha fatto danzare, sognare, meditare. ASCOLTA L’ALBUM ( subito !! )

  3. padmin

    From Debaser
    Un disco ispirato agli anni ‘80 non è di per sé una grossa novità. Anzi, detta così non può che evocare lo stucchelove manierismo dell’indie-pop contemporaneo di andare a saccheggiare gli arrangiamenti di Umberto Tozzi per cantare di emicranie d’amore, ma non tutta la nostalgia vien per nuocere. Alan Elettronico, che già dal nome non vuole lasciare dubbi sul fatto di appartenere ad un’altra epoca, si presenta sul mercato discografico con disco che la label, la Projekt Records, cataloga come synthwave e, udite udite, “space disco”. Ora, la space disco fu una particolare branca della disco, di brevissima durata, tra il 1977 e il 1980, ma che ha lasciato un certo impatto nell’immaginario collettivo: gente come i Rockets, gli alieni italofrancesi dipinti d’argento, gli amplessi alternativi di Dee Dee Jackson impegnata con un Automatic Lover e un Meteor Man, insomma tutto quel glam spaziale in lycra e glitter che faceva ballare con suoni a metà tra l’acustico e l’elettronico che raramente si è poi ripresentato sulla scena musicale.
    Un’eccezione è stata l’house francese di fine millennio che guardò con compiaciuto interesse a quell’epoca, che sicuramente Elettronico ha studiato con un’attenzione direi maniacale. È lui stesso nella press release a citare le fonti per ogni brano di questo album di 8 tracce che, diciamolo subito, si mimetizza perfettamente tra i vinili dell’epoca: Giorgio Moroder, Lipps Inc., i fratelli La Bionda. E in effetti non può non venire in mente “I wanna be your lover” di questi ultimi ascoltando “Space Beyond”, o il vocoder di “Funky Town” ascoltando le voci robotiche di “What Am I?” e “VideoGirl”. E inevitabilmente, si balla: non ritmi frenetici, si viaggia comodi tra i 110 e i 120 bpm, ma i 4/4 con basso incalzante e i synth old school ti strappano subito un head bobbing sin dal primo intro. Un disco energetico, sfacciatamente retro, di uno che ama proprio quel che sta facendo e lo fa sentire. Rating: 4 out of 5

Only logged in customers who have purchased this product may leave a review.