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Steve Roach: Journey of One (2-CD) – 50% Off

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  1. Disc One : Journey of One – Part One – 47:32 | MP3 excerpt
  2. Disc Two : Journey of One – Part Two – 50:59 | MP3 excerpt

the Tribal Ambient Era (Live 1996)

Journey of One is a pinnacle live performance captured during the zenith of Steve Roach’s rich tribal-ambient origins of the mid-1990’s. The music rises from the darkness, an ancient voice chants in serpentine ecstasy only to subside and hover next to silence, soon broken by raging hybrid trance grooves, didgeridoo and mind-altering soundscapes that mesh to form a soundtrack for a future-primal culture. Journey of One is an ascent into the mystical and primordial places Roach first developed on Dreamtime Return, Artifacts, Origins, World’s Edge and his Suspended Memories collaborations. This 2-CD set unfolds like the genesis of this influential sound. 

Roach meticulously, passionately utilizes the electro-acoustic nature that is the heart of this sound: earthy ferocity and multi-timbral frequencies drawn out to their fullest. This music shapeshifts between moods, always rushing forward engaging a range of electronic and acoustic tools: analog and digital synths, clay water pots percussion, butterfly cocoons and seed pod shakers, & ocarinas. The didgeridoos’s hoary human-vocal sonic quality and a tumbling avalanche of hand-struck percussion further illustrate the tribalistic canvas.  

“Roach conjures up stirring, metaphysical sounds and deeply inventive events from his electro-acoustic arsenal. It’s an exploration of worlds simultaneously ancient, mystic and subconscious: the fourth, fifth, and infinite worlds beyond. These must surely have been the sounds ancient cultures rehearsed while the continental plates shifted below them.” -Muze (about Steve’s mid-90’s releases)

The world of Journey of One is immersed in striking, expansive landscapes and deeply entrenched rhythms permeated throughout by a darker, impending resonance, an exhibition of emerging primordial life teeming below an underbelly of gelatinous rhythms and tumultuous waves of electronics, up through the massive ambience and vast subterranean realms. All of these disparate elements are brought together on the ritual ground that is Journey of One.

Roach has performed and recorded hundreds of live concerts worldwide over the years. The performance preserved as Journey of One proves to be an essential timeless moment. Held in an intimate setting in Sacramento, California in 1996, yet sounding like it was recorded today, this concert is presented exactly as it arose, without edits or treatments in the studio.

“All of my music is audiobiographical in many ways,” Roach reflects. “It comes from life, from higher arcing desires and dreams joined by the events and moments found in the day-to-day experience of being alive. Through it all, Journey of One is a living record of my time on the creative path that started many years ago. These releases are sign posts at points along the way, the journey of one man rapt in sound.”

This release is a stunning testament to the amazing live experience that Roach has developed over the years and a first-hand look at one of the original proponents of the tribal-ambient sound in action.

Weight .4 lbs
Label

Projekt

Release Year

2011/1996

Format

2-CD in 6-panel digipak

Reviews

  1. Reviews Editor

    Review  –:

    From Sound Behind the Corner

    Ancora una macchina del tempo: bivalente perché insieme a Projekt torniamo alla metà degli anni ’90, gli anni in cui sono state registrati questi brani dal vivo. Bivalente perché con Steve Roach torniamo nel ventre della Grande Madre attraversando ogni possibile riferimento arcaico, sciamanico, sincretico, panteista o animista; insieme al musicista californiano ci immergiamo in un’amniotica scomparsa nei meandri cellulari della nostra esistenza, nel mondo del percettibile, della meditazione subliminale, nell’istinto umano che affonda inconsciamente nelle braccia di quella Terra che l’ha nutrito e cresciuto e che sempre ha per lui, nonostante tutto, un gesto d’amore, un paesaggio per ritemprarlo, una Fauna ed una Flora entrambe pronte a d accoglierlo, donando energia, linfa, succo vitale per anima e corpo, anche senza percezione, senza chiedere altro che di esistere in armonia.

    Sei pannelli per un cofanetto che nella bellissima cover di patron Sam Rosenthal trasmette la sensazione di entrare in una grotta dove spazio e tempo si fermano, scorrono a ritroso nel tempo senza sosta od, al contrario, in un futuro neo-tribale, decidetelo voi, perché amniotico e space inizia il primo dei due dischetti, una danza ipnotica, sciamanica, aperta alla traccia governata dal didgeridoo; ora il suono è ciclico, la vita stessa lo è, le percussioni sono legnose e minime, solo una voce ma lontana, persa nelle brume di una Natura che si sveglia insieme ad un suono retrodatato nei millenni, lo stesso vale per le nostre cellule che nel DNA ricordano sonorità antiche come la memoria cellulare umana, quando l’Uomo aveva timore della Natura e ne subiva l’amore, un suono naturale, esteso che nel finale diviene ancora una volta danza, percettivo movimento di un corpo libero da dogmi.

    Le tracce non hanno nomi, è un viaggio ad occhi chiusi, senza sapere il nome delle tappe, solo la bellezza dell’esserci, cosa da non sottovalutare.

    Il secondo dischetto inizia perso nel cosmo, volutamente perso tra stelle e galassie; il Cosmo è grembo universale, la trance è ora scandita da percussioni che eleggono Dio migrato tra le sue stelle, nel buio dove non c’è verbo, aspettando il Fiat Lux divino. Ecco allora di nuovo il richiamo del tempo che lentamente riavvicina la tribalità, la condivisione antropologica dell’unione, quella mistica, protettiva, panteista ed irrazionale, la musica è il rito da compiere per rimanere legati alla Terra unendosi però al Cosmo, senza porsi preconcetti di fronte a tastiere ritmiche, sostitute nel decorso dell’album alle percussioni.

    Suoni circolari e radenti supportati da un fondale estetico, un ambient padre di tanti progetti oggi nati e fiorenti, ma in questi anni ’90 era sperimentazione e Steve Roach in quella fase di carriera ha gettato fondamenta insieme ad altri musicisti, partnership geniali con David Hudson, Vidna Obmana, Mark Seelig, per citarne alcuni, o solitario nel ciclo delle “Immersion”, presenti nel catalogo Projekt. Il finale del secondo dischetto è catarsi pura: elettronica e arcaismo percussivo marciano assieme: la trance è il modo voluto per ridimensionare la frenesia e riportare il cuore su battiti logici, ancora il didgeridoo come lungo, legnoso transfer tra il Cielo e le profonde falde della Terra, per finire il tutto con un lungo respiro di synth esteso sul tutto, proteso all’infinito.

    Due ore di grandissima musica ripartita su due supporti sonori: il digipack voluto da Projekt lo rende scrigno prezioso, una testimonianza dal vivo ad alta resa (ha ancora valore il cd-live peccato che solo pochi eletti credano ancora in questa forma sonora), un documento bello come la percezione, immediato come l’istinto, selvaggio come un pensiero ma soprattutto, elegante come un cielo notturno. Nicola Tenani

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